di Piero Maroni

Piadina 6 Eh sì, i poeti sanno rendere nobili anche i lavori più umili, ad essere maligni si potrebbe obiettare che forse dipende dal fatto che non li hanno mai svolti, provate voi a pensare a quelle donne di campagna, a volte erano addirittura bambine che  per arrivare al tagliere erano costrette a salire su uno sgabello, e che tutte le sere, e diconsi tutte, verso il tramonto dovevano lasciare ogni altra attività per andare a fare la piada. E non erano due o tre, ma quindici-venti perché le famiglie erano numerose il companatico scarso, ma la fame bisognava togliersela.

E il companatico era un bene così prezioso che c’era anche chi era disposto a sacrificare il…sedere pur di preservarlo, come si racconta in questa favoletta che mi trascrisse una scolara dopo averla appresa dal nonno, durante i miei anni da maestro nelle scuole elementari.

LA  PIADA  E  LA  SALSICCIA

C’era una volta una vedova con due figlie entrambe fidanzate e , visto che suo fratello aveva ucciso il maiale, era andata a dargli una mano il giorno in cui lavoravano la carne. Per ringraziamento le avevano dato sei salsicciotti e quando fu a casa con le sue figlie, insieme pensarono di farsi una bella mangiata perché cibi così buoni si mangiavano ad ogni passata di papa. Non doveva saperlo nessuno, neanche i fidanzati perché sennò non bastava per tutti e così chiusero a chiave la porta e si misero a cuocere la salsiccia sulla graticola e a fare la piadina. Erano ancora intente al lavoro che arrivarono i due fidanzati e nel vedere la porta chiusa a chiave venne loro un sospetto e cominciarono a spiare dal buco della serratura.

“GUARDA, GUARDA QUELLE GOLOSE, PENSANO SOLO PER SÈ...”.

Disse uno.

“LASCIA FARE A ME E VEDRAI COME ROVINO LORO LA FESTA!”.

Riprese l’altro.

 Le lasciarono terminare e quando tutto era cotto a puntino e le tre donne si erano sedute a tavola, bussarono energicamente alla porta. Intanto che la madre andava lentamente ad aprire perché aveva intuito chi bussava per entrare, le figlie fecero sparire il cibo, una prese la salsiccia calda e se la infilò nel reggiseno, l’altra adagiò la piada su una sedia e le si mise seduta sopra come se niente fosse. Il tempo passava ma i due fidanzati non dicevano mai di andarsi a casa, allora la madre spalancò la porta e con lo sguardo rivolto al cielo, disse a voce alta:

“CHE BEL CIEL SERENO E CHE BELLA LUNA C’È

 PER ANDARSI A CASA CHI A CASA SUA NON È.

 SE FOSSI IO IN CASA D’ALTRI, COME ALTRI IN CASA MIA,

 DIREI QUALCHE VOLTA CHE È  BEN ORA DI ANDAR VIA!”.

E un fidanzato all’altro:

“SENTI, SENTI, COMPAGNO MIA COME BEN DICE AL CIEL SERENO

PUR DI MANGIARSI LA SALSICCIA CHE SUA FIGLIA TIENE IN SENO!”.

E l’altro:

“POCO ME NE IMPORTA E POCO ME NE CURO

SE LA PIADINA LE SCOTTA IL CULO!”.

  Per chi volesse cimentarsi col dialetto romagnolo, se ne riporta la versione originale.

                                      LA  PIDA  E  LA  SUNZEZA  

  U j era una volta una vèdva sa dò fioli tuddò murusaèdi e, vest che e’ su fradèl l’avòiva mazaè e’ bagòin, la j era andaèda a daèi 'na maèna e' dè ch’il smitòiva. Par ringraziamòint i j avòiva daè sì budilòin ‘d sunzeza e quant ch’la fot a caèsa sal su fioli, insen al panset ad faès una bèla magneda parchè ròbi acsè boni as magneva ad ògni pasaèda ‘d paèpa. Un l’avòiva da savòi niseun, gnenca i mureus che sinò l’an bastaèva par tot  e acsè a gl’j inciavet la porta e as mitet a cus la sunzeza sla gardèla e a faè la pida.

  Agl’j era ancòura drì me’ lavour ch’l’arivet i du mureus che 't e’ vdòi la porta ceusa u j avnet un suspèt e i cminzet a guardaè da e’ beus dla ceva.

“GUERDA, GUERDA CAL LÒVI, A GL J'A PENSA SNÒ  PAR SÈ…”.

  E get eun.

“LASA FAÈ MU MÈ CHE T'AVDRÉ  CMÈ CH'A J ARVÒIN LA FÈSTA!”.

  E det sò clèlt.

  I li laset finoi e quant che tot l’era còt a puntòin e al trè dòni al s’era mesi disdòi ma la tèvla, i buset ma la porta s’un gran scatramaz.

  Intaènt che la ma la j andeva 'd arvoi, al fioli al faset sparoi e’ magné, ona la ciapet la sunzeza caèlda e la s’la infilet 't e’ regipèt, claèlta la puzet la pida sla scarana e la si mitet disdòi sòura cmè se gnent e foss.

 E’ temp e pasèva mo i du mureus in giòiva mai d’andaès a caèsa, alòura la ma la spalanchet la porta e s' j occ puntì me' zil, la get a vousa aèlta:

  “CHE BEL CIEL SERENO E CHE BELLA LUNA C’È

  PER  ANDARSI A CASA CHI  A CASA SUA NON È .

  SE FOSSI IO IN CASA D’ALTRI, COME  ALTRI IN CASA MIA,

  DIREI QUALCHE VOLTA CHE È BEN ORA DI ANDAR VIA!”.

E un murous ma clèlt:

        “SENTI, SENTI, COMPAGNO MIO COME BEN DICE AL CIEL SERENO

         PUR DI MANGIARSI LA SALSICCIA CHE SUA FIGLIA TIENE IN SENO!”.

E clèlt:

        “POCO ME NE IMPORTA E POCO ME NE CURO

         SE LA PIADINA LE SCOTTA IL CULO!”.

(Raccolta nel nostro territorio e liberamente adattata al dialetto sammaurese)

  Nei luoghi della mia infanzia c’era una famiglia contadina presso la cui stalla andavamo nelle sere di neve e gelo a svernare al tepore delle bestie per risparmiare la legna e la cosa che mi faceva un certo senso era vedere gli uomini della casa che prima di coricarsi si facevano un cunsòun (cassone, traduzione piuttosto forzata) con i quadretti di piada rimasti dalla cena, su uno dei quadretti vi stendevano i maltagliati coi fagioli rimasti dal pranzo e con l'altro si copriva il tutto.

  In campagna non c’era sera che non si preparasse la piada, il pane invece lo si faceva ogni sette-otto giorni, lo si andava a preparare e  cuocere nei forni del paese, si conservava nella madia  in un sacco bianco di stoffa e si consumava soprattutto a pranzo o a colazione, se non era rimasta la piada dalla sera che nel caffellatte era una ghiottoneria e per tanti era la preferita. E quando il pane diventava così secco che i denti non lo masticavano, lo si utilizzava per fare delle minestre economiche: e' pancòt (il pancotto), la sopa (la zuppa) e la stuvaèda (traduzione sconosciuta e forse inesistente).

(Continua)

 

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Pubblicato il 01.06.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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Che bravi, noi romagnoli abbiamo una marcia in più.
Mario Venturini ha inserito un commento in LANGHE - 17
Ci stanno irretando anche il cielo ,ma non importa , è colpa del popolo populista Che probabilmente ...
Mario Venturini ha inserito un commento in 'T E' PARTOI CUMUNESTA - LA MILITANZA NEL PCI
Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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